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Scambio di Coppia

Opening Party al Bolero - Parte 6/8


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
04.05.2026    |    251    |    1 9.0
"La donna non distoglie la bocca dalla figa di Monica, neppure quando il terzo uomo le infila due dita in bocca, tra una leccata e l’altra, e gliele lascia mordere appena, come per testare se..."
***Premessa***

Questo racconto è rimasto a riposare nel mio cassetto virtuale per qualche mese, come una bottiglia di buon vino che aspetti il momento giusto per stapparla e assaporarla lentamente. I fatti risalgono a settembre 2025, ma tra un racconto e l’altro mi sono lasciato distrarre, rimandando la conclusione come si fa con i piaceri più intensi.

Vi chiedo scusa in anticipo per la lunghezza: ormai mi conoscete, sono quello che ama perdersi nei dettagli, soprattutto quando si tratta di storie vissute sulla pelle, con tutti i loro colori, profumi e vibrazioni autentiche.
Fatevi coraggio, leggete tutte le 8 parti senza fretta. Commentatele con sincerità: mi piace scoprire cosa ha acceso la scintilla della vostra fantasia, fatto accelerare il battito o risvegliato desideri che dormivano quieti.

E se poi qualche fanciulla o coppia di larghe vedute (anzi, di vedute ampie e coraggiose) avesse voglia di condividere un po’ di tempo con me in qualche club… anche solo platonicamente, (capisco che potrei non essere il vostro tipo), eh… io non mi tiro indietro.

Mai! Anzi, sono già pronto a nuove avventure, con il cuore che batte un po’ più forte solo all’idea.
Pronti? Allora lasciatevi avvolgere dalla lettura.

*** Parte 6 di 8 ***

La stanza vibra di una tensione collettiva che non ho mai sperimentato prima. Il marito di Monica, nel frattempo, si ferma un attimo, la tira su per i capelli e le urla: «Dai, fai vedere come si fa, fagli vedere che sei tu la regina!» Monica annuisce, si pulisce la bocca con il dorso della mano, poi si volta verso uno degli uomini in fila e gli fa cenno di avvicinarsi. Lui si inginocchia sul letto, le porta il cazzo a pochi centimetri dalle labbra, e Monica lo prende tutto, senza esitazioni - stavolta lo guarda negli occhi, sfida la sua resistenza, e quando lui geme forte, lei sorride soddisfatta.

Mi sento un intruso e un protagonista allo stesso tempo. Forse è quello che volevano tutti, qui dentro: essere visti, essere testimoniati nel momento in cui la dignità si sgretola e resta solo il desiderio, puro e senza filtri. Mi domando se sia questa la vera trasgressione, oppure se non sia altro che un modo elegante per anestetizzare la solitudine. Mi avvicino ancora, i piedi che affondano nella moquette scolorita, e mi trovo a un passo dal letto, quasi parte della scena.

Il marito di Monica mi nota e, senza interrompere il ritmo, mi fa cenno con la testa, come a dirmi “tocca anche a te, non fare complimenti”. Mi irrigidisco, il cuore che martella sotto lo sterno, ma mi sfioro la patta, la apro e tiro fuori Little Joe, duro e un po’ umido già prima d’essere toccato. Monica mi intercetta lo sguardo, si sdoppia il sorriso sopra il cazzo che ha in bocca, poi si libera per il tempo minimo necessario a sussurrare: «Vieni qui, fammi vedere se sei bravo». Mi inginocchio sul materasso, le prendo la testa con entrambe le mani, e subito sento la sua lingua calda, un sapore di gin, sudore e una traccia di bacio recente. Non mi fa il solletico, Monica, mi succhia tutto, a strozzarsi quasi, gli occhi sbarrati che scrutano i miei, il mascara già colato dagli spruzzi e dal ritmo furioso con cui il marito la inzuppa da dietro.

Devo cedere alla sincronia del gruppo: invisibile ed evidente, la sequenza da rispettare. Gli altri si avvicendano con ordine, a volte le capita anche due in bocca assieme, fa le magie con la lingua come una mangiafuoco da cabaret. Io mi prendo il tempo, rallento le spinte ma le affondo, le tengo la testa e la bordo dentro risucchiato da una fame che non lascia spazio né all’imbarazzo né al resto.

Vicino a noi, il marito si gode la regia. Ha una vena sulla fronte che pulsa a ritmo con le sue spinte, la schiena sudata, e ogni tanto con una mano libera batte il culo di Monica, lasciando righe rosse che lei pare aspettare come una ricompensa. Quella donna ha fatto della perversione una performance, ma non c’è niente di passivo: è lei che tiene le fila, guida la scena come un direttore d’orchestra incazzato. La vedo alternare la bocca tra me e gli altri, ma mi cerca spesso il cazzo, ci si attacca con più rabbia, come se dovesse insegnarmi una lezione che nessuna scuola ti insegna.

Allora cedo, affondo le mani nei suoi capelli, la sento ansimare e poi ridere sull’asta, pinzando i denti senza ferirmi, solo a farmi capire chi comanda davvero. La bocca di Monica è un mulinello caldo, mi tira giù, mi risucchia verso un orgasmo che già tremo a trattenere, ma resisto - almeno un paio di round di gola me li voglio godere senza batter ciglio.

Mi accorgo di lei prima che tocchi terra, la donna con il seno rifatto, che per qualche motivo decide di alzarsi dalla poltrona e arrampicarsi sul letto, nuda anch’essa dalla vita in giù, occhi ancora sgranati di desiderio e una fame che sembra non bastarle mai. Ha le labbra tagliate rosso fuoco e le unghie lunghe, che sfiora appena le cosce di Monica come a saggiarne la temperatura. I capezzoli, due grappoli di carne gonfiati oltre ogni naturale proporzione, puntano verso la stanza con una sfacciataggine quasi comica, se non fosse che rubano lo spazio, la scena, e i cazzi li seguono come api sul nettare.

Lei si avvicina a Monica senza chiedere permesso, e Monica la accoglie come una sorella persa da anni, la tira subito a sé, e le spalanca la bocca sui grandi seni, mordendo piano la punta, succhiando, e poi spingendo la lingua in cerchi sempre più ampi, come a volerle svuotare tutto il silicone. La donna getta la testa indietro e gemiti liquidi le scivolano dalle labbra. I quattro uomini che prima si alternavano sulla bocca di Monica ora sono in fila davanti alla nuova arrivata, e lei li riceve con occhi chiusi e gola spalancata, fiera di poter ospitare tutto quello che può.

La danza delle bocche e dei cazzi si fa presto sinfonia: Monica si stacca dal capezzolo solo per prendere fiato, poi lo rifila tra i denti dell’amica e ci affonda sopra, mentre la mano libera della donna le afferra le chiappe, la stringe, e la spinge ancora più vicino, a volerle incollare le pelli, a volerle fondere in una creatura unica e mutante. Io mi trovo in mezzo a questo nuovo asse di desiderio, le due bocche che si incontrano e si scambiano la saliva, i seni che oscillano come pendoli sotto le spinte, e la stanza che ora gira davvero, una vertigine felice di corpi e di promesse mantenute.

Non c’è più differenza tra chi conduce e chi si lascia condurre. I ruoli evaporano, diventano liquidi e si scambiano a ritmo di risata sfregiata e di schiaffi sul culo. Monica gioca a succhiare il latte che non c’è, la donna la ricompensa con uno sguardo da pantera e la prende per i capelli, la tiene ferma, facendole sentire chi comanda. Sul letto, i due corpi si aggrovigliano, i cazzi passano di bocca in bocca come fiaccole olimpiche, e io so solo che, a ogni giro, la lingua di Monica m’insegue, mi vuole, non mi perde mai di vista.

A quel punto, il marito di Monica decide che è tempo di cambiare le regole del gioco. Si siede sul letto, prende la moglie sulle ginocchia, la adagia di schiena sopra di sé, e la donna col seno rifatto si inginocchia tra le gambe di Monica, le spalanca le cosce e inizia a leccarla con una devozione che non ammette menzogne.

Mi basta guardare la scena per sentire il basso ventre già teso, le dita che attorcigliano involontariamente i peli sulle mie cosce. Monica è stesa di schiena, le gambe larghe sorrette dal marito che non smette di cingerle la vita, e la donna col seno rifatto, ora tra le sue ginocchia, si muove con la pazienza metodica di un artigiano: la scava con la lingua lenta, la lecca a cerchi sempre più rapidi, si ferma solo per prendere fiato e poi la azzanna piano sulle grandi labbra, facendo vibrare lo stesso punto finché Monica non geme, la voce che si strozza tra il piacere e la voglia di più. I quattro uomini attorno al letto sembrano statue di carne pronte per essere esposte, ognuno col proprio cazzo teso e lucido, sguardo fisso sul centro del letto, come se da lì potesse arrivare la benedizione ultima.

C’è una specie di danza tribale, una coreografia che si fa e si disfa di continuo, e adesso il cerchio si stringe intorno alla donna con le tette rifatte, la faccia schiacciata tra le cosce di Monica intenta a divorarle la figa come se fosse un rito d’iniziazione. La vedo, la donna, inarcarsi leggermente sui gomiti mentre la lingua affonda dentro Monica, e i quattro uomini che prima la guardavano ora si sono mossi, due ai fianchi e due dietro, tutti e quattro in stato di allerta e con l’intenzione che si legge chiara negli occhi.

Non c’è nessun preambolo: il primo le mette una mano salda sulla schiena e la piega ancora di più, così che il culo a pizzo sia ben esposto, invitante, una scultura lucida e sfacciata. Il secondo si inginocchia dietro di lei, la punta del cazzo già premuta tra le chiappe, pronto a infilarsi dove pochi hanno avuto accesso. Gli altri due stanno di lato, ognuno con una mano che le tiene ferme le spalle e l’altra che si allunga a palpare, a pizzicare, a marchiare la carne come se volessero convincersi che quella scena non sia solo un sogno. La donna non distoglie la bocca dalla figa di Monica, neppure quando il terzo uomo le infila due dita in bocca, tra una leccata e l’altra, e gliele lascia mordere appena, come per testare se davvero ha fame di tutto.

Il secondo uomo, quello dietro, comincia a farsi strada piano, con la punta che scivola tra le natiche e cerca il punto giusto. La donna irrigidisce la schiena, un attimo di esitazione, poi la sento gemere - un suono sordo e profondo, che passa attraverso il corpo di Monica e rimbalza su tutta la stanza come una nota di basso in una sinfonia techno. Gli altri due la tengono ferma, la incitano, le sussurrano all’orecchio frasi che non distinguo, ma sono sicuro abbiano a che fare con la sottomissione, con l’obbedienza, con il piacere che si confonde al dolore.

Adesso è una macchina: col culo invaso dalle spinte lente ma inesorabili del secondo uomo, e la bocca ancora impegnata a succhiare Monica, la donna comincia a tremare tutta, le tette che oscillano nel vuoto come clacson impazziti. Uno degli uomini di lato le offre il proprio cazzo, e lei ci si lancia addosso come se fosse ossigeno dopo un’immersione. Lo succhia con foga, sembra quasi perdere il controllo di sé, mentre sotto di sé la lingua non smette mai di stimolare Monica, che a sua volta geme e si inarca, la schiena tesa come una corda di violino.

Il letto scricchiola, la moquette assorbe i colpi come una spugna esausta, e per un istante ho la sensazione che tutto sia diventato pura energia, corrente elettrica che passa da un corpo all’altro, nessun filtro, nessuna pausa. La donna con le tette rifatte accoglie il cazzo in bocca e quello nel culo, emettendo suoni che sembrano uscire direttamente dallo stomaco, quasi un ringhio animale, ma non smette mai di leccare Monica neppure quando il ritmo dietro si fa più brusco, più deciso.
Il marito di Monica osserva la scena da sopra la moglie, le mani che le tengono ferme le gambe, lo sguardo fisso sul punto in cui la lingua della donna entra e sparisce tra le labbra gonfie di piacere. Monica, da parte sua, non ha più alcuna dignità da difendere: spalanca la bocca, urla tra un orgasmo e l’altro, si lascia andare completamente, come se ogni parte del suo corpo fosse stata programmata per quella precisa slavina di piacere.

Io, inginocchiato di fianco, affondo anche io nella bocca di Monica, che continua a passare da un cazzo all’altro con avidità e senza mai interrompere la sinfonia di suoni e sospiri che tiene in piedi tutta la stanza. Ogni tanto la lingua della donna con le tette rifatte mi sfiora la pelle, accidentale o forse no, e io sento crescere dentro di me una specie di furia liquida, un impulso che non ho mai provato prima e che mi fa perdere ogni prudenza.
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